Mercati e Finanza

maggio 11, 2018

La lenta ma inevitabile conversione degli scettici sul Bitcoin

Fonte: investing.com

Con la loro impennata stellare e la notevole volatilità è diventato impossibile per i pezzi grossi della finanza, gli economisti e i governi ignorare le criptovalute, e in particolare forse il Bitcoin. Nel corso dell’ultimo anno, vari operatori del mercato, alcuni dei quali importanti investitori, hanno espresso le proprie preoccupazioni riguardo alla classe di asset, hanno criticato l’idea di valuta digitale e poi, alla fine, forse inesorabilmente, hanno riconsiderato in parte le loro opinioni sull’argomento.

Alcuni di questi investitori, sebbene ancora critici rispetto all’idea delle valute alternative, ad un certo punto – più o meno consapevolmente – hanno tuttavia investito in aziende che forniscono un’esposizione diretta o indiretta ad un qualche tipo di cripto-ambiente, spesso tramite la tecnologia blockchain alla base dell’asset.

L’adeguamento alle cripto: il modello “Kübler-Ross”

La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross, autrice del rivoluzionario libro La morte e il morire afferma che ci sono cinque fasi nel ciclo del lutto prima che un individuo arrivi all’accettazione. Il suo modello in cinque fasi può essere applicato anche all’adeguamento alle cripto ed aiuta a definire gli stadi della conversione. Il modello di Ross, applicato all’adeguamento alle criptovalute, si compone in questo modo: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione (per la possibilità di essere esclusi dal mondo delle cripto) ed infine accettazione forzata.

La posizione emotiva dei cinici del Bitcoin sembra essere cambiata in un breve (o in alcuni casi lungo) periodo di tempo. Di seguito riportiamo l’esempio di alcuni investitori, economisti e funzionari governativi di spicco che stanno attraversando le diverse fasi del ciclo:

Lo scorso gennaio, George Soros si è unito al coro degli investitori che al Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera, ha definito il Bitcoin una bolla. Ciononostante, ad aprile 2018 è stato svelato che il suo Soros Fund Management (SFM) con sede a New York aveva approvato gli scambi di criptovalute. Un rapido dietrofront. Ovviamente, potrebbe anche essere che Soros non avesse intenzione di svelare le proprie carte a Davos al fine di entrare silenziosamente nel cripto-mondo prima che i prezzi potessero schizzare se avesse rivelato di essere interessato al fiorente asset.

Jamie Dimon, Amministratore Delegato e Presidente di JP Morgan Chase (NYSE:JPM)è stato ancora più ostile nei confronti del BitcoinNel settembre 2017 ha apertamente dichiarato:

“È una truffa. Se i trader di JPMorgan iniziassero a scambiare Bitcoin li licenzierei in un istante. Per due ragioni: Va contro le nostre regole e sono degli stupidi. Ed entrambe le situazioni sono pericolose”.

Tuttavia, in un’intervista a Fox Business nel gennaio 2018, ha fatto marcia indietro, in modo piuttosto netto:

“Mi pento di aver dichiarato che il Bitcoin è una truffa … La blockchain è reale. Si possono avere cripto-yen e cripto-dollari e simili”.

Una delle ragioni per questa inversione di rotta potrebbe avere a che fare con una notizia appena rivelata dall’ufficio brevetti USA. Ad ottobre, JPMorgan ha fatto domanda per un brevetto legato alla tecnologia blockchain.

Durante il vertice annuale degli azionisti di sabato scorso, l’Oracolo) di Omaha, il rinomato investitore Warren Buffet, presidente ed Amministratore Delegato di Berkshire Hathaway (NYSE:BRKa) ha parlato in questo modo del Bitcoin: è “probabilmente veleno per topi, al quadrato”. Non è la prima volta che scredita apertamente la criptovaluta.

Nell’ottobre 2017, Buffet ha definito il Bitcoin una bolla aggiungendo: “Le persone si entusiasmano per i grandi movimenti di prezzo e Wall Street lo permette … Non si può valutare il Bitcoin perché non è un asset che produce valore”. Tuttavia, che voglia riconoscerlo pubblicamente o meno, Buffet sta già investendo sulla tecnologia alla base della alt-coin Ripple (XPR) tramite una serie di holding bancarie, in particolare la Bank of New York Mellon (NYSE:BK), interessate alla tecnologia del ledger distribuito per i sistemi di pagamento globali.

Resta ovviamente un bel numero di cripto-scettici attivi, che continuano a negare il valore che gli investitori potrebbero ottenere dalla classe di asset. Lo stimato economista americano Nouriel Roubini ha attaccato con veemenza il Bitcoin. In un articolo molto aspro pubblicato dal Guardian a inizio marzo ha scritto:

“È la madre di tutte le bolle e … è anche la più grande bolla nella storia dell’umanità se paragonata, ad esempio, alla bolla del Mississippi o a quella del tech o alla Tulipomania o alla bolla della South Sea

… Ora è crollato di circa il 60% rispetto al picco di metà dicembre. È crollato del 30% la scorsa settimana e del 10% oggi, e … il valore fondamentale del Bitcoin è pari a zero”.

Ha anche sminuito la tecnologia blockchain, definendola sopravvalutata.

Ma Roubini potrebbe far parte di un gruppo sempre più ristretto. Sempre più persone sono infatti titubanti e attraversano le varie fasi avvicinandosi, potenzialmente, a quella di accettazione. Ad esempio, l’ex Presidente della statunitense Federal Reserve, Ben Bernanke aveva avvertito che:

“Il Bitcoin è un tentativo di rimpiazzare le valute in corso legale ed evadere le norme e l’intervento del governo. Non penso che avrà successo”.

Malgrado il disprezzo, Bernanke ha ammesso di essere rialzista sulla blockchain sebbene provi sensazioni contrastanti sul Bitcoin, avendo espresso sia deboli elogi che critiche nei confronti della valuta fin dal 2015.

Scott Scheper, direttore marketing di XYO Network, ritiene che, col passare del tempo, che gli piaccia o no, ogni singolo investitore sarà esposto in qualche modo alle criptovalute, pur essendone più o meno consapevole o criticandole pubblicamente. Ecco perché: Quando emerge una tecnologia che risolve dei problemi fondamentali per i consumatori, è inevitabile che alla fine i consumatori votino per la sua adozione se possono trarne profitto o beneficio.

È quindi possibile che stiamo assistendo ad una graduale conversione? Tutti questi scettici sono alla fine destinati a ritornare sui propri passi? E se il Bitcoin è una bolla, qual è la lezione che gli investitori possono imparare dalle bolle precedenti come quella delle DotCom che ha afflitto i mercati alla fine degli anni Novanta?

L’errore di Buffett sul boom delle DotCom

Scheper ricorda il modo in cui Buffett ha agito durante il boom delle DotCom. Il rinomato investitore è famoso per focalizzarsi sulle sue competenze fondamentali, investendo su compagnie delle cui attività – e prodotti – ha piena comprensione. Compagnie come Coca Cola (NYSE:KO), Apple (NASDAQ:AAPL), Bank of America (NYSE:BAC), Southwest Airlines (NYSE:LUV) e compagnie assicurative come la GEICO.

“Durante il boom delle DotCom, Buffett ha evitato di investire sulle compagnie Internet, in parte perché è un fondamentalista che non usa il computer al lavoro, ma soprattutto perché semplicemente non era interessato a cercare di comprenderne la tecnologia alla base. E questo gli è costato la perdita di investimenti su Google (NASDAQ: GOOGL) ed Amazon (NASDAQ: AMZN), sebbene sia stato contattato dai fondatori di entrambi affinché investisse sulle compagnie”.

In occasione del vertice annuale 2018 degli azionisti di Berkshire Hathaway, svoltosi la scorsa settimana, Buffett ha ammesso apertamente il suo errore: Ho preso le decisioni sbagliate su Google ed Amazon”. Malgrado all’epoca avesse visto la straordinaria quantità di denaro spesa dalla sua controllata GEICO per la pubblicità su Google ed avesse incontrato i fondatori della compagnia, Larry Page e Sergey Brin, Buffet ha finito per farsi sfuggire l’opportunità di investire.

Ha imparato la lezione, però. A marzo Buffett ha annunciato che Berkshire Hathaway aveva acquistato 75 milioni di ulteriori azioni della Apple, per un totale di 240 milioni di azioni pari ad una quota del 5% del colosso dei computer e degli smartphone.

Secondo Scheper, la storia si ripeterà con le criptovalute per Buffett. È solo questione di tempo perché investa direttamente sui token digitali o ottenga una partecipazione considerevole in compagnie che hanno a che fare con la tecnologia blockchain. In effetti, fa notare Scheper, per qualsiasi investitore saggio – e non si può negare il fatto che Buffett abbia dimostrato di essere in testa in questo – investire in qualche modo, forma o tipo di questo nuovo asset è inevitabile.

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Tommaso Leone

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