Mercati e Finanza

dicembre 5, 2019

La volatilità sui bond ora supera quella sulle azioni

Fonte: Il Sole24Ore – 5 dicembre 2019

Da settembre è in atto una forte correzione: le obbligazioni sono diventate meno stabili della Borsa

di Vito Lops

Nel nuovo (capovolto) mondo della finanza, quello in cui un quinto delle obbligazioni in circolazione esprime tassi negativi e lo stesso in cui Wall Street cresce da 10 anni consecutivi, può accadere anche che le azioni si comportino come i bond e questi, invece, sembrino delle azioni. Il grafico che mette a confronto la volatilità di queste due classi di investimento evidenzia infatti che dalla scorsa estate i bond (linea nera) sono diventati decisamente più volatili delle azioni (linea grigia). Più nel dettaglio si tratta del Vix (che misura la volatilità attesa implicita nelle opzioni sui titoli azionari dell’S&P 500) e del Move index (che, analogamente, misura la volatilità attesa implicita nelle opzioni sui titoli di stato Usa con scadenze a 2,5,10 e 30 anni).

Ma come mai le Borse (rappresentate per antonomasia da Wall Street) sono diventate più stabili delle obbligazioni (rappresentate dai solidissimi Treasury Usa)? «Nel lungo periodo la volatilità delle azioni è quattro volte superiore rispetto a quella delle obbligazioni – spiega Alessandro Tentori, cio di Axa Im -. Ma negli ultimi mesi si sta verificando l’opposto. Questo perché da settembre è in atto una forte correzione sui bond. I prezzi stanno scendendo e i rendimenti stanno risalendo. Durante le correzioni la volatilità tende sempre ad aumentare».

Negli ultimi mesi è ricomparsa la correlazione inversa tra azioni e bond, a vantaggio delle Borse con deflussi dal mercato obbligazionario verso l’equity. «A nostro giudizio questo trend potrebbe proseguire anche fino alla prima metà del 2020, quando è ragionevole aspettarsi tassi dei bond in moderato rialzo e ancora interesse verso le Borse – continua Tentori -. Dopodiché ci aspettiamo una seconda parte dell’anno più difficile per le Borse, perché potrebbero rafforzarsi i timori dell’arrivo della recessione negli Usa. E questo nonostante saranno alle porte le presidenziali d’autunno. Il deficit Usa è già al 6% e il presidente Donald Trump ha pochi margini per spingerlo con fini elettorali».

Quindi non è da escludere che anche nei prossimi mesi i bond restino più ballerini delle azioni. E questo perché sui primi potrebbe prevalere la propensione a vendere e sulle seconde quella a comprare. E la volatilità cresce nel primo caso, anche perché nelle fasi ribassiste entrano in ballo fattori emotivi, il sale della volatilità. In tutto ciò le operazioni della Federal Reserve sono state e continueranno ad essere decisive. «Si noti come l’indice Vix abbia avuto il suo picco in corrispondenza di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre 2018 – sottolinea Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki -. In quel periodo i dati economici già indicavano un rallentamento economico e i mercati hanno reagito negativamente a fronte di una banca centrale che ha applicato una misura restrittiva per l’economia e non di stimolo. Appena dopo, ricordiamo, si è avuta un’inversione a U dell’atteggiamento della Fed e il Vix ha cominciato ad abbassarsi.

Poi, più avanti nel 2019, la Fed ha iniziato un ciclo di tagli per sostenere l’economia a fronte della minaccia dei rischi globali e la volatilità ha continuato ad abbassarsi. Infatti, i mercati azionari si sono “tranquillizzati” dall’arrivo di flussi di liquidità grazie agli interventi di politica monetaria espansiva, che probabilmente saranno in grado di sostenere l’economia anche per il 2020».

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