Mercati e Finanza

ottobre 23, 2017

La Bce punta a un taglio netto degli acquisti di bond mensili

Fonte: Il Giornale

Chissà se Mario Draghi, tra un endorsement al jobs act renziano e la messa a punto delle criticatissime regole sulle sofferenze bancarie, avrà avuto tempo di pensare nell’ultimo periodo a come riplasmare il piano di acquisto titoli. Alla riunione in cui la Bce dovrà finalmente scoprire le carte, manca ormai appena una settimana. La posta in gioco è assai alta. Anni di aiuti hanno creato una duplice dipendenza: sia ai mercati, sia ai governi. Ora la dose va scalata, ma senza provocare danni. È legittimo pensare che l’Eurotower non abbandonerà quell’approccio cauto e graduale che ne ha sempre contraddistinto l’operato, anche se il Financial Times ventilava ieri la possibilità di un’exit strategy un po’ meno morbida. Almeno sull’ammontare degli acquisti mensili, che scenderebbero dagli attuali 60 a 20 miliardi. Un taglio doppio rispetto a quello deciso lo scorso aprile(quando il quantitative easing fu ridotto da 80 a 60 miliardi), però controbilanciato dall’estensione del programma fino a settembre o dicembre dell’anno prossimo.

Le ipotesi circolate finora convergevano sulla riduzione dello shopping a 40 miliardi, con la tappa terminale del Qe collocata in giugno. In tutto, altri 240 miliardi di euro di asset incamerati dalla Bce. Identica la cifra che sarebbe sborsata se il bazooka monetario fosse ridotto a 20 miliardi mensili e prolungato a fine 2018; 180 miliardi, invece, in caso di allungamento di soli sei mesi. È proprio dall’approccio temporale scelto che si capirà se il piumaggio di Francoforte è rimasto quello da colomba, o se ha assunto screziature da falco.

Usando le armi della bassa inflazione e dell’euro con gli steroidi, Draghi è riuscito finora a resistere dall’assalto di chi, a voce alta (Bundesbank&friends), chiedeva la rottamazione del Qe. Ora, però, ha a disposizione solo l’insoddisfacente andamento dei prezzi al consumo per giustificarne la necessità. Un alibi che rischia di rivelarsi debole, al punto da prestare il fianco all’accusa che gli aiuti vengono procrastinati solo allo scopo di aiutare i Paesi (come l’Italia) con conti in disordine e in ritardo con le riforme strutturali.

Oltre a ridefinire i perimetri della politica monetaria, la riunione del 26 ottobre può quindi essere utile anche per capire che aria tira ai piani alti della Bce, e se l’esito delle elezioni tedesche – con il probabile ingresso nella compagine di governo dei liberali, poco disposti a far sconti al Club Med – ha aumentato l’aggressività della Buba. Dalla Germania è però intanto arrivata una buona notizia: la Corte costituzionale ha respinto la richiesta di impedire alla Bundesbank di continuare a partecipare al Qe. Con una motivazione che certo piacerà a Draghi: «Interrompere gli acquisti di bond metterebbe a rischio o comprometterebbe l’obiettivo del programma di alzare l’inflazione quasi al 2%».

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